Sacro Barocco e Tradizione Napoletana
Il programma presentato traccia un itinerario spirituale e musicale di rara intensità, focalizzandosi sulla straordinaria produzione sacra del Settecento di scuola napoletana. Il fulcro della serata è rappresentato dal binomio tra il celeberrimo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi e il virtuosistico Quoniam Tu Solus Sanctus di Giacomo Insanguine, offrendo uno spaccato dell’evoluzione del gusto barocco e della sensibilità devozionale dell’epoca.
Il Pathos di Pergolesi: Lo Stabat Mater
Composto nel 1736, nelle ultime settimane di vita di un Pergolesi appena ventiseienne, lo Stabat Mater su testo di Jacopone da Todi rimane una delle vette assolute della musica occidentale. L’opera segna il passaggio definitivo dallo stile contrappuntistico severo a una sensibilità più moderna, “galante”, dove la melodia si fa specchio del sentimento umano.
Il dialogo tra il soprano (Tamar Otanadze) e il mezzosoprano (Antonia Salzano) non è solo un esercizio di armonia vocale, ma un’indagine psicologica sul dolore della Vergine ai piedi della Croce. Attraverso l’uso sapiente delle dissonanze e delle “sospensioni”, Pergolesi trasforma il lamento liturgico in un’esperienza emotiva universale.
Il Virtuosismo di Insanguine: Quoniam Tu Solus Sanctus
In netto contrasto con l’atmosfera elegiaca di Pergolesi, il Quoniam Tu Solus Sanctus di Giacomo Insanguine (detto “il Monopoli”) celebra la gloria divina con una tavolozza sonora ricca e brillante. Compositore di spicco della scuola napoletana tardo-settecentesca, Insanguine affida qui al soprano una scrittura di grande agilità.
L’organico strumentale si amplia, inserendo i timbri solistici dell’oboe (Domenico Sarcina), del fagotto (Mauro Russo) e della tromba (Francesco Capocotta). La presenza della tromba, in particolare, sottolinea il carattere regale e trionfale del testo, creando un contrappunto vivido con gli archi e il basso continuo che esalta le doti tecniche dei solisti.
Gli Interpreti e la Direzione
La direzione del Maestro Ivano Caiazza alla guida dell’Orchestra “Domenico Cimarosa” assicura una lettura filologica ma vibrante, capace di restituire la trasparenza delle linee melodiche settecentesche e il rigore strutturale richiesto da queste partiture.
Note Conclusive
L’accostamento di questi due autori permette di apprezzare la duttilità della “Scuola di Napoli”: dal misticismo doloroso di Pergolesi alla magnificenza celebrativa di Insanguine. Un viaggio che, partendo dalla sofferenza umana, approda alla luce della divinità attraverso la perfezione formale della musica barocca.